domenica, 07 settembre 2008

In questi  tre anni (quasi)  di Agorà ho viaggiato spesso tra i più lontani luoghi della terra. Non muovendomi dalla sedia che sta davanti al pc. L’ho fatto attraverso le splendidi immagini che i miei amici di blog, e non solo blog,  mi hanno regalato per illustrare i post. Il primo fotografo, in ordine di tempo,  che mi  ha fatto sognare con le sue immagini è stato Blacksail, che poi è stato anche l’amico carissimo che mi ha insegnato i rudimenti del blog. E poi  è stato viaggio,  è stata avventura.

 

mmm

 

 

Manlio, in QUESTO post di qualche giorno fa, diceva: “…se non si ha un certo atteggiamento mentale non si viaggia anche percorrendo dieci volte la distanza Terra/Luna, ma se lo si ha alla fine occorre ammettere che non bastano libri, televisori, ricettività, ci vuole anche il confronto…” Ed è proprio il confronto il senso del  viaggio che mi appresto a fare.

Perché tra pochi giorni  parto, eh si; giusto il tempo di passare a salutarvi.

Ed è partenza e viaggio. Parto perché mi muovo fisicamente tra i luoghi, tra luoghi diversi e lontani tra loro, ma è viaggio soprattutto. Viaggio tra le persone,  i tratti  del loro viso,  come sorridono, che espressione hanno gli occhi quando si muovono, guardano; scoprire se tra i sopraccigli c’è quella ruga di espressione che immaginavi, quella che accompagna il riso, il pianto, il dubbio. Ecco, il mio  è un viaggio minimale, se vogliamo, perché tutte queste cose   sono cose minime rispetto alla conoscenza della loro anima.

Ma, posto che nessuno potrà mai conoscere nessuno veramente, neanche dopo anni di convivenza e/o di vicinanza, io posso dire  che la l’anima  delle persone che incontrerò la conosco già un po’, per come ci siamo relazionati, parlati, scritti, scoperti. Perché se è vero che ognuno di noi indossa una maschera, dicevamo QUI, le nostre maschere assomigliano a quel che siamo, in fondo. E quel che siamo salta sempre fuori, prima o poi.

Le motivazioni a viaggiare sono davvero infinite. Di certo la motivazione fondamentale a viaggiare è uno stato soggettivo di bisogno che, dall’individuo, viene percepito come carenza di qualcosa ma che dall’individuo stesso viene sublimato in bisogno di “staccare la spina”. Furio, sempre nel POST dedicato al viaggio, diceva “E poi il lungo viaggio tra le Piazze, gli amici che si perdono, strade che si trovano, disegni che si avvolgono, abbracci che ti trascinano, volti che ti accompagnano fino a qui.

La differenza tra Viaggiare e Partire sta nel compiere la parte più difficile: varcare la soglia.  Se parti non lo fai, se viaggi sì.”

Io non lo so se saprò varcarla quella soglia; non so nemmeno se saprò individuare la soglia giusta, ma so che questa mia partenza sarà staccare la spina, si, ma sarà essenzialmente un viaggio tra persone, tra luoghi non miei ma che  fanno parte del mio immaginario perché sono i luoghi dei miei amici, tra abbracci che riscaldano il cuore.

Viaggiare?

Per viaggiare basta esistere.

Passo di giorno in giorno,

come di stazione in stazione,

nel treno del mio destino.

Affacciato sulle finestre e sulle piazze,

sui gesti e sui volti

sempre uguali e sempre diversi.

Come in fondo sono i paesaggi

 

Fernando Pessoa 

A rileggerci presto! 

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venerdì, 05 settembre 2008

Torcendo l’ombra che mi insegue

ho voglia  di accarezzare la tua voce

Sussurri che incendiano

i miei frammenti  di infinito

tra una ferita  nuda

e il cuore tra le mani.

 

Francesca

………

Immagine : Georgia O'Keefe - 1918 - Series I, no 1

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categoria:emozioninpoesia
giovedì, 04 settembre 2008

Uno dei vanti dell’attuale governo Berlusconi è stato l’aver risolto a tempo di record  il “problema della spazzatura” a Napoli. Ora, non credendo io ai miracoli, meno che meno a miracoli politici, mi sono chiesta più volte cosa ci fosse” sotto”.

Tantissimi dubbi me li ha levati Masso57, con QUESTO interessantissimo articolo che  vi suggerisco vivamente di  leggere.

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E poi dicono che mi butto troppo a sinistra, poi dicono…

 

.........

..........

E per sorridere un po'...

 

A proposito di monnezza…ma come ha fatto Berlusconi a risolvere il problema  a tempo di record?

Mistero FITTO

 

Ma perché il PD non ha vinto le elezioni?

Perché hanno tanti POLLASTRINI

 

E perché, invece, ha vinto il PDL?

Perché hanno un PAPA

 

E cosa pensi farà l’UDC  davanti alle richieste di dialogo di Bondi?

Manderà tanti BAcCINI

 

Ma qual è, secondo te,  la posizione  dei parlamentari PDL verso Berlusconi?

A PECORELLA

 

Ed allora quali saranno i collanti che tengono unita questa maggioranza?

STUCCHI  e SCAglIOLA
 .................

E la sinistra, a sinistra, si sta impantanando sempre di più.  Ma di cosa hanno bisogno per cambiare  l’aria che tira?

Di una VENDOLA

 

Senti, tu che sai tutto, ma che forma hanno, di solito, i discorsi  dei parlamentari insulsi?

ROTONDI

 

Quanto pensi  sia grande l’incazzatura che sta provocando nella gente, questa finanziaria?

TRE MONTI

 

E cosa credi che romperà  il governo  se continua a massacrare i precari, così come ha fatto finora?

I MARONI

 

Ma  i Rom e gli  immigrati clandestini, secondo te, che fine faranno?

Nei SACCONI

 

E cosa pensi della magistratura? Secondo te, da quale lato  guarda a Berlusconi?

Quello MANCINO

 

E se non riuscirà ad essere "lasciato lavorare"? Secondo te a chi potrebbe rivolgersi?

Al soglio DI PIETRO   oppure a quelli delLA LOGGIA P2

 

E della Polizia? cosa pensi userà per garantire l’ordine pubblico, se il governo continuerà a tagliarle i fondi?

I MANGANELLI

 

 Ma insomma a quali  santi bisognerebbe rivolgersi, per  far sloggiare questo governo?

Ai quattro EVANGELISTI

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categoria:politica, humor, società
martedì, 02 settembre 2008

 

Gli uomini, non avendo potuto guarire la morte

hanno deciso di non pensarci per rendersi felici.

B. Pascal 

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33 Scene di vita (33 Sceny Z Zycia) di Malgorzata Szumowska – Premio Giuria  61°  Festival di Locarno.

La malattia e la morte s'insinuano nell'esistenza appagante di Julia (cui dà volto e sentimento Julia Jentsch, la protagonista de "La rosa bianca"), fotografa affermata, felicemente sposata col musicista Piotr e figlia di due artisti. Questa ‘speciale normalità' viene incrinata da un tumore che colpisce Basia, la madre di Julia. Dopo un iniziale impatto in cui i familiari cercano di tenere botta, iniziano i problemi. La vita alla quale si è abituati non sopporta eventi drammatici cosicché anche menti aperte come quelle dei protagonisti, che potrebbero trovare risorse nello spirito dell'arte, finiscono per vacillare. Il marito di Basia e padre di Julia, prima di cadere nell'alcolismo s'infuria per un Natale rovinato dagli eventi. Julia stessa propone al collega Adrian di portare alla Biennale di Venezia le foto degli organi della madre colpiti dal tumore.

Lì le cellule impazzite offrono immagini psichedeliche e surreali, lei le ritiene speciali ma alla fine "Cancro", così titola l'opera, non viene selezionata per la rassegna espositiva. Basia muore, i parenti si ritrovano per il funerale e poi nell'abitazione dove il vuoto sta tracciando solchi profondi e dolorosi. Li scava nella psiche e nel cuore dei familiari. Il padre di Julia scivola sempre più nell'alcol e muore anch'egli. Lo osservano figli e amici mentre un giovane sacerdote impartisce estreme unzioni anche a soggetti laici e lontani da ogni credo come sono loro. Esorcizzare la morte è molto più difficile che esorcizzare la malattia, Julia cerca di farlo in ogni modo anche offrendosi sessualmente al non coinvolto socio fotografo.

Gli stessi corpi e le carni che cercano il piacere o lo stordimento di musica e alcol possono solamente distogliere, non risolvere ansie più profonde. Come pure le risate, che se non sostenute da serenità e buonumore diventano forzose. Non trentatré ma mille scene di vita non riescono a pacificare l'angoscia inferta dagli eventi dolorosi. Elaborare il lutto è operazione lunga e complessa. La fuga nella futilità può rappresentare un riparo alla tristezza per non distruggersi e proseguire nel tempo. (articolo di Enrico Campofreda)

 

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Avevo sentito parlare di questo film in tv poiché  gli è stato assegnato il Premio Giuria al 61° Festival di Locarno. I servizi in tv sono sempre brevi, si sa, ma quel che avevo captato, ovvero la tematica  della morte, della sua accettazione (o meglio dell’incapacità della sua accettazione)  e poi delle tecniche per l’elaborazione del lutto mi hanno spinto a cercare qualche notizia in più. Ho trovato questo bellissimo articolo e ve lo propongo.

Il tema  dell’accettazione della malattia e poi della morte è un argomento   sul quale mi arrovello da tanto. Entrambe mi hanno toccato da molto vicino e in un caso, la morte di mio padre, mi ha sconvolto la vita  in maniera così radicale che ancora oggi ne porto i segni sull’anima. Ma avevo solo 12 anni e mezzo. Ero in quell’età  che capisci quel che ti succede intorno ma  non hai gli strumenti  per elaborare il tutto in maniera corretta; e ciò diventa ancora più drammatico  quando le persone che hai vicino  non  sanno fornirteli quegli strumenti, spesso perché anche loro ne sono sprovvisti.

Ora non sono più una ragazzina, mi sono dotata di qualche strumento per elaborare, nella maniera migliore e che ritengo più aderente alla realtà, i lutti  di vario genere  che la vita ti impone. Eppure guardo mia madre che ha superato i 70,   e l’idea che un giorno non ci sarà più mi terrorizza; guardo mio fratello che sta molto male e penso se in futuro saprò,  e potrò, prendermi  ancoracura di lui. Guardo me stessa e spero che l'uso della ragione mi sostenga fino al mio ultimo respiro. 

Penso tutto questo, e rimango  senza  risposte. 

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categoria:recensioni, vita, introspezioni, riflessioni ad alta voce
domenica, 31 agosto 2008

rana5Questa fiaba è stata scritta da me nel 1993 per un libro di fiabe, scritto a più mani  e illustrato da vari autori,  i cui proventi contribuirono a finanziare  un progetto de l'Associazione Italiana Studio Malformazioni.

Mi è tornata in mente  quando  sono capitata  sul blog di Bruno e ho visto i suoi disegni realizzati per un’altra fiaba. Mi sono piaciuti moltissimo i suoi disegni che, a mio parere, oltre a essere molto belli, erano semplici. Io avevo  una fiaba semplice, Rana Ranella appunto, ed allora gli ho scritto chiedendogli di leggerla e, se gli fosse piaciuta e lo riteneva realizzabile, illustrarla.

L’altro giorno mi arriva la sua mail  con i disegni, ed è stata gioia.

Si abusa moltissimo della parola emozione, specie qui nel web,  ma non ho altre parole per descrivere la sensazione e il sentimento provati. Confesso candidamente di essermi emozionata, e molto, nel vederli: erano proprio come li avrei fatto io se avessi saputo disegnare.

Grazie Bruno, infinitamente grazie;  mi hai fatto un regalo davvero speciale. 

 

Rana Ranella – Fiaba di Perlasmarrita, disegni di Bierreuno

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C’era una volta, in un paese lontano,

una ranetta in mezzo ad un pantano;

sola soletta ella stava in un fosso

solo stelle intorno e rugiada addosso.

 

E quando la luna era alto nel cielo

a gracidare iniziava con zelo.

 

Ma il suo canto era solo un lamento

diretto alle stelle, alla luna, al vento

ed i suoi occhi eran velati

da calde lacrime, molto salate.

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 rana2

Sognava

la piccola ranetta solitaria

ed i suoi sogni spandea nell’aria.

 

Forse sognava un ranocchio principino

che la rapisse al suo destino?

Oppure un castello in cima a una montagna

dove il viver assomigliasse  a una cuccagna?

 

O forse sognava i mari della luna

ove perdersi a giocare

dalla parte della sua faccia  bruna?

 

O forse ancora sognava di volare

insieme alle rondini,  ebbra di spaziare?

 

Pluff!!

 

Di una grossa lacrima questo fu il rumore,

cadendo nello stagno,

e l’eco le rimbombò nel cuore

poiché il solo sogno che il suo animo inseguia

era di poter gracidare in compagnia

rana9 

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Così la voce alzò verso la luna

senza timore o paura alcuna:

<<Luna lunetta, reginetta di lassù

ti prego, pianger e sospirar non farmi più;

tu che illumini e nella notte buia

giochi con le ombre, ti voglio dir una cosa. In gattabuia

io ho riposto il mio cuore

poiché è solo, ma gonfio d’amore;

di star sola or io più non posso

vorrei qualcuno con me qui nel fosso.

Qualcuno che rispondesse ai miei richiami

e che facesse con me dei bei ricami

sulla superficie dell’acqua scura

perché io di questa, da sola, ho paura>>

Ma la luna non udì la sua voce fremente

ed all’alba tramontò ad occidente;

così alla rana non restò altro da fare

che continuare a bagnarsi e da sola gracidare.

 

Ma una lucciola che passava di presso

intenta a giocare coi riflessi di un cipresso

udì le sue parole molto accorate

e corse, corse a perdifiato tra le luci dorate

dove avea la casa, nascosta tra le fronde

Maga Foresta, dalle chiome bionde.

 

Il capo di Questa di foglie era cinta

e la sua pelle di verde dipinta

tanto buona ella era e tanto faceva

per i suoi amici, nei quali credeva.