.... potrebbe essere la metafora dell'esistenza umana?

How many roads must a man walk down,
before you can call him a man?
B. Dylan
Già, quante strade deve percorrere un uomo prima che possa chiamarsi uomo?
Forse sta in questa domanda il senso stesso del “viaggio”. Perché percorrere strade significa spostarsi, conoscere altra gente , confrontarsi e, quindi, crescere.
Naturalmente c’è anche il viaggio verso se stessi, che andrebbe menzionato, ma ne abbiamo parlato qualche post fa. Parliamo adesso, allora, proprio del viaggio inteso come partenza, come spostamento.
Siamo quasi a Luglio e tra pochi giorni qualcuno di voi partirà per le vacanze estive, qualcun è già partito, qualcuno è partito in agosto. Qualcuno, come me, resterà a lavorare. L’argomento mi sembra, quindi, pertinente.
Io sogno di viaggiare ma mi muovo poco. Per una serie di motivi che non sto a elencare ma che include la poca disponibilità economica. Quindi io faccio spesso dei viaggi lontanissimi, ma solo mentali.
Ma perché è più interessante ciò che è lontano? Perché non è sufficiente
conoscere il proprio mondo? Forse perché quel che abbiamo quotidianamente sotto agli occhi non stimola la nostra curiosità? Oppure è il fascino stesso dello “scoprire” altri mondi che solletica il nostro immaginario se è vero, come dice Baumann, che l’essere umano, dopo quelli della carne, mette immediatamente il piacere della scoperta, del viaggio, del muoversi, del confronto con gli altri.
È un retaggio antico, secondo me, di quando l’uomo era nomade e si spostava di continuo per garantirsi la sopravvivenza.
Ora l’essere umano è stanziale e la vacanza, comunemente intesa come una pausa dal lavoro, in realtà è occasione, magari inconscia, di mettersi alla prova, di misurarsi con l’ignoto. Ovviamente in questo panorama non ci sono quelli che fanno le ferie sempre nello stesso posto con le stesse persone. Niente da obiettare, per carità, ma il viaggio cui faccio riferimento io è un altro. Penso,
inevitabilmente, al Piccolo Principe di Saint-Exupérie che “deve” lasciare la sua stella e la sua rosa perché lo spirito che lo anima è, appunto, la sete di conoscenza.
Ma esiste un altro tipo di “viaggiatore”, secondo me. Forse il più consapevole tra i viaggiatori ed è quello che decide di cominciare il proprio viaggio guardandosi attorno, alla scoperta di quello che lo circonda per poi “utilizzare” questa conoscenza, questa metodologia di conoscenza, quando si sposterà in ambienti diversi dagli abituali e si confronterà con persone diverse.
.
.
E tu, che tipo di viaggiatore sei?
Ti va di partecipare a una “conversazione” sul viaggio che si vorrebbe fare ma che ancora non si è fatto?

Tutte le immagini di questo post (le altre le trovate QUI) sono state scattate in Uzbekistan da Mauro (Semedimela), che ringrazio infinatamente per avermi permesso, grazie alle sue foto, un bel viaggio sognato ad occhi aperti.