In questi tre anni (quasi) di Agorà ho viaggiato spesso tra i più lontani luoghi della terra. Non muovendomi dalla sedia che sta davanti al pc. L’ho fatto attraverso le splendidi immagini che i miei amici di blog, e non solo blog, mi hanno regalato per illustrare i post. Il primo fotografo, in ordine di tempo, che mi ha fatto sognare con le sue immagini è stato Blacksail, che poi è stato anche l’amico carissimo che mi ha insegnato i rudimenti del blog. E poi è stato viaggio, è stata avventura.
mmm
Manlio, in QUESTO post di qualche giorno fa, diceva: “…se non si ha un certo atteggiamento mentale non si viaggia anche percorrendo dieci volte la distanza Terra/Luna, ma se lo si ha alla fine occorre ammettere che non bastano libri, televisori, ricettività, ci vuole anche il confronto…” Ed è proprio il confronto il senso del viaggio che mi appresto a fare.
Perché tra pochi giorni parto, eh si; giusto il tempo di passare a salutarvi.
Ed è partenza e viaggio. Parto perché mi muovo fisicamente tra i luoghi, tra luoghi diversi e lontani tra loro, ma è viaggio soprattutto. Viaggio tra le persone, i tratti del loro viso, come sorridono, che espressione hanno gli occhi quando si muovono, guardano; scoprire se tra i sopraccigli c’è quella ruga di espressione che immaginavi, quella che accompagna il riso, il pianto, il dubbio. Ecco, il mio è un viaggio minimale, se vogliamo, perché tutte queste cose sono cose minime rispetto alla conoscenza della loro anima.
Ma, posto che nessuno potrà mai conoscere nessuno veramente, neanche dopo anni di convivenza e/o di vicinanza, io posso dire che la l’anima delle persone che incontrerò la conosco già un po’, per come ci siamo relazionati, parlati, scritti, scoperti. Perché se è vero che ognuno di noi indossa una maschera, dicevamo QUI, le nostre maschere assomigliano a quel che siamo, in fondo. E quel che siamo salta sempre fuori, prima o poi.
Le motivazioni a viaggiare sono davvero infinite. Di certo la motivazione fondamentale a viaggiare è uno stato soggettivo di bisogno che, dall’individuo, viene percepito come carenza di qualcosa ma che dall’individuo stesso viene sublimato in bisogno di “staccare la spina”. Furio, sempre nel POST dedicato al viaggio, diceva “E poi il lungo viaggio tra le Piazze, gli amici che si perdono, strade che si trovano, disegni che si avvolgono, abbracci che ti trascinano, volti che ti accompagnano fino a qui.
La differenza tra Viaggiare e Partire sta nel compiere la parte più difficile: varcare la soglia. Se parti non lo fai, se viaggi sì.”
Io non lo so se saprò varcarla quella soglia; non so nemmeno se saprò individuare la soglia giusta, ma so che questa mia partenza sarà staccare la spina, si, ma sarà essenzialmente un viaggio tra persone, tra luoghi non miei ma che fanno parte del mio immaginario perché sono i luoghi dei miei amici, tra abbracci che riscaldano il cuore.
Viaggiare?
Per viaggiare basta esistere.
Passo di giorno in giorno,
come di stazione in stazione,
nel treno del mio destino.
Affacciato sulle finestre e sulle piazze,
sui gesti e sui volti
sempre uguali e sempre diversi.
Come in fondo sono i paesaggi
Fernando Pessoa
A rileggerci presto!
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